Caso Diciotti: cerchiamo di guardare a quanto accaduto senza pregiudizi ideologici, né di destra né di sinistra. Iniziamo col riportare da un articolo di Internazionale:
Il 16 agosto 2018 […] la nave Ubaldo Diciotti della guardia costiera italiana ha soccorso 190 persone nelle acque internazionali al largo dell’isola di Malta. […] Le autorità italiane […] si aspettavano che fosse Malta a intervenire […] Malta, tuttavia, non ha firmato alcune convenzioni internazionali che l’Italia ha firmato nel 2004, come la convenzione Sar e Solas, e quindi spesso non interviene nei soccorsi di imbarcazioni in difficoltà che avvengono nella zona di sua competenza.
Come si sa, a seguito del soccorso della nostra guardia costiera, tredici persone vengono trasferite a Lampedusa per ragioni sanitarie e, dopo le trattative fallimentari dell’Italia per fare approdare la nave a Malta, i migranti vengono portati nel porto di Catania. Il Ministro degli Interni di allora, Salvini, dà l’ordine di non farli sbarcare per alcuni giorni, fino al 26 agosto.
Poco dopo, nel dicembre 2018, un gruppo di migranti eritrei che erano a bordo denuncia il Governo italiano per quella decisione. Dopo due sentenze a favore del Governo un cittadino eritreo, Kefela Mulugeta Gebru (oggi trasferitosi nel Regno Unito), assistito dall’avvocato Alessandro Ferrara, ha fatto ricorso alla Cassazione: è notizia degli ultimi giorni che questa ha ribaltato le precedenti sentenze, stabilendo che il Governo deve al migrante un risarcimento.
Bene, prima di fare le nostre considerazioni, dobbiamo prendere in esame due punti salienti della sentenza, che traggo dal sito giurisprudenzapenale.com. Dopo aver giustamente ribadito l’importanza assoluta di soccorrere in mare chi si trova in pericolo, la Cassazione dice:
- Il diritto internazionale ammette la privazione della libertà personale di una persona per “impedirle di entrare illegalmente nel territorio”.
- Una sentenza della corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha già respinto però questa possibilità nel caso di “migranti […] a bordo di navi”
Questo è estremamente interessante. Ora che abbiamo appurato quello che è giusto, intendo cioè quello che è nel diritto, possiamo fare una riflessione.
Non è che queste norme internazionali stanno fornendo a chiunque voglia entrare in Italia e in Europa un tragitto certo, fatto di questi passaggi: imbarcarsi su un barcone che prende acqua; essere salvati; essere sbarcati? Mi spiego meglio: c’è qualcuno che, conscio di queste normative, mette in pericolo la vita dei migranti, sicuro che si inneschi questa “catena di diritti” che li porta, salvo tragedie, direttamente in Europa?
Per il 2019, l’anno con il minor numero di sbarchi a partire dall’inizio della crisi migratoria (2014), si stima un giro di affari di 20 milioni di euro per i trafficanti, cioè 2200 euro estorti ad ogni migrante. La sentenza della Cassazione, invece, prevede plausibilmente un rimborso di 1600 euro.
Ora, io non sono un esperto di diritto, ma credo proprio che si sarebbe dovuto trovare un modo per evitare questa sentenza che, giusta in linea di principio, potrebbe avere delle conseguenze catastrofiche. In pratica si sta istituendo, per legge, l’assicurazione sul viaggio organizzato dai trafficanti. Questi possono dire “se il viaggio non ti porta in Europa, puoi fare ricorso, vieni rimborsato”.
Un’ulteriore spinta per i migranti ad affidarsi ai trafficanti e mettere in pericolo la propria vita.

Sono il creatore di Blu Carmeo. Nato a Genova nel 1992, sono laureato in Arts, Lettres, Langues alla Sorbona di Parigi. Il mio sito personale è carlomeola.altervista.org
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